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Diploma turistico

Diploma turistico


È un indirizzo di scuola secondaria superiore pensato per chi vuole lavorare (o continuare a studiare) nel turismo con una base solida: lingue, economia, organizzazione dei servizi e conoscenza del territorio. In pratica, unisce cultura generale e competenze operative che servono in contesti reali: dall’accoglienza in struttura ricettiva alla progettazione di itinerari, fino alla gestione di pratiche e comunicazione con clienti italiani e stranieri. Per chi cerca un percorso strutturato e riconoscibile, il Diploma turistico rappresenta spesso il primo passo più lineare.

È adatto se ti riconosci in almeno alcune di queste situazioni: ti piace parlare con le persone, ti incuriosisce come funzionano le destinazioni e gli eventi, sei disposto a migliorare nelle lingue con continuità, e vuoi imparare a usare strumenti digitali e procedure (prenotazioni, documenti, gestione richieste) senza viverli come “burocrazia” fine a sé stessa. In questo senso, il Diploma turistico è utile anche a chi vuole tenersi aperte più strade, senza vincolarsi subito a un solo ruolo.

Quali materie si studiano e perché contano nel lavoro?


La struttura cambia nei dettagli da scuola a scuola, ma il cuore è piuttosto stabile: più lingue straniere, discipline economiche e giuridiche legate ai servizi, geografia turistica e materie professionalizzanti che aiutano a “tradurre” la teoria in scelte operative. A livello di ordinamento, i percorsi degli istituti tecnici hanno durata quinquennale e si concludono con l’Esame di Stato, secondo il regolamento di riordino (D.P.R. 15 marzo 2010, n. 88), e qui rientra anche il diploma istituto tecnico turistico.

Lingue: non solo grammatica, ma relazione con il cliente


Nel turismo la lingua non è un esame da superare: è lo strumento con cui risolvi un problema, gestisci un reclamo, spieghi un servizio, vendi un’esperienza. Per questo l’allenamento tende a includere comprensione e produzione orale, scrittura di email e documenti, simulazioni di dialogo e lessico specifico (prenotazioni, trasporti, assicurazioni, condizioni di vendita).

Economia, diritto e organizzazione: la parte che evita errori costosi


Capire una fattura, leggere una policy di cancellazione, conoscere gli obblighi informativi verso il cliente o le regole di un pacchetto turistico: sono competenze che riducono gli errori e aumentano l’autonomia. Le linee guida del nuovo ordinamento degli istituti tecnici chiariscono proprio l’idea di fondo: collegare saperi e abilità a risultati di apprendimento spendibili.

Il punto chiave: le competenze che porti a casa


Un aspetto spesso sottovalutato è che questo percorso non “vale” solo se lavori in agenzia o in hotel. Ti lascia competenze trasversali utili in molti ambiti di servizi: comunicazione con il pubblico, gestione del tempo, problem solving in situazioni variabili, uso di strumenti digitali, capacità di presentare informazioni in modo chiaro. È anche qui che il Diploma turistico mostra la sua utilità, perché allena un approccio organizzato alle richieste, non solo nozioni.

Un esempio concreto: saper costruire un mini-itinerario per un weekend, con alternative in caso di pioggia, tempi realistici e indicazioni di trasporto. È un esercizio scolastico solo in apparenza; nella pratica è la stessa logica che serve per assistere un cliente, per lavorare in un ufficio informazioni o per supportare un evento.

Stage, PCTO e “imparare sul campo”


Nell’area turistica l’esperienza in contesto reale è decisiva, perché molte abilità emergono solo nel lavoro quotidiano: come gestisci un picco di richieste, come rispondi a un cliente che non parla italiano, come registri correttamente i dati, come fai passare un’informazione tra reparti senza perdere pezzi. Per chi frequenta un Diploma turistico, questa parte pratica spesso è quella che chiarisce davvero “che cosa ti immagini di fare”.

Qui entrano in gioco i percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (PCTO, l’evoluzione dell’alternanza). Il valore non sta nel “fare ore”, ma nel farle bene: obiettivi chiari, tutor presente, attività coerenti con l’indirizzo. Quando queste condizioni ci sono, lo stage diventa una prova generale affidabile: capisci cosa ti piace e cosa no, e inizi a costruire un lessico professionale che in colloquio fa la differenza.

Il turismo in Italia: numeri che aiutano a capire perché serve formazione


Quando si valuta un percorso, aiuta guardare il settore con dati in mano. Le statistiche ufficiali mostrano che i flussi turistici in Italia sono tornati su livelli molto alti: per esempio, l’ISTAT ha registrato nel 2024 un totale di 458,4 milioni di presenze (notti) nelle strutture ricettive, in aumento rispetto al record del 2023.

Anche sul 2023, l’ISTAT descrive un anno “record” e fornisce un’indicazione importante sull’occupazione: le attività più direttamente legate al turismo hanno dato lavoro a 385 mila unità (dato 2023, con crescita rispetto al 2022).

Se allarghiamo lo sguardo all’Europa, Eurostat conferma il peso dell’Italia come destinazione: nel 2023 è stata tra le principali mete per notti di turisti internazionali, con 234 milioni di notti attribuite ai non residenti.

Sul fronte economico, un’altra lente utile è quella del World Travel & Tourism Council: nelle sue stime, il comparto Travel & Tourism ha un impatto molto rilevante sul PIL e sull’occupazione (con proiezioni e indicatori specifici per l’Italia).

Questi numeri non garantiscono automaticamente lavoro “facile”, ma spiegano perché le imprese cercano profili capaci di unire accoglienza, organizzazione, lingue e digitale: il volume è alto, la concorrenza pure, e gli errori si pagano in recensioni e reputazione.

Dopo l’esame: università, ITS e lavoro


La scelta migliore è quella che regge alla prova della tua motivazione e del mercato locale.

Se continui a studiare


Molti proseguono con corsi universitari legati a economia del turismo, lingue, comunicazione, scienze del territorio, management, oppure con percorsi ITS/ITS Academy (dove presenti) orientati a competenze tecniche e inserimento rapido. L’idea sensata è partire da due criteri: quanto vuoi restare operativo e quanto vuoi investire in una specializzazione.

Se inizi a lavorare


Il turismo è fatto di molte micro-professioni: front office, back office, booking, supporto commerciale, assistenza al cliente, organizzazione eventi, servizi di informazione e promozione del territorio. Le indagini Excelsior di Unioncamere aiutano a capire quali competenze vengono richieste dalle imprese e come cambiano i profili, con un’attenzione crescente per digitale e capacità relazionali.

In altre parole: non basta “sapere le destinazioni”, serve saper gestire strumenti e comunicazione. Chi preferisce un percorso più operativo e mirato, in alcuni casi valuta anche il diploma di operatore turistico, proprio perché può avere un taglio più pratico e immediatamente spendibile.

Come scegliere la scuola giusta: segnali pratici da controllare


Non serve inseguire lo slogan “la migliore”. Serve una scuola che funziona per te. Alcuni segnali concreti:

• Il primo è la qualità dei PCTO: partner reali, attività non improvvisate, possibilità di ruotare tra ruoli (accoglienza, amministrazione, supporto prenotazioni).
• Il secondo è l’offerta linguistica: ore effettive, allenamento delle competenze orali, scambi o progetti che costringono a usare la lingua in modo autentico.
• Il terzo è il taglio digitale: strumenti di prenotazione, fogli di calcolo, presentazioni, contenuti per la promozione, perché ormai anche una piccola struttura lavora con piattaforme e procedure.

Se trovi questi elementi, il Diploma turistico diventa molto più di un titolo: diventa un percorso che ti mette nelle condizioni di scegliere, con basi solide e senza affidarti al caso.

Diploma turistico sbocchi lavorativi


La domanda più frequente è semplice: “che lavori posso fare davvero, una volta finita la scuola?”.
La risposta è che gli sbocchi dipendono soprattutto da tre fattori: livello di lingue, dimestichezza digitale (prenotazioni, gestione richieste, fogli di calcolo) ed esperienze pratiche fatte durante PCTO o stage. Con una buona combinazione di questi elementi, le strade più comuni sono l’area accoglienza e front office in hotel e strutture extra-alberghiere, il back office prenotazioni (anche in catene o gruppi con reparti dedicati), l’assistenza clienti per tour operator e piattaforme di servizi, il supporto alla vendita di pacchetti e servizi in agenzie o realtà incoming, fino a ruoli in uffici turistici, musei, attrazioni e organizzazione eventi dove conta saper informare e gestire flussi.