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Si possono prendere due diplomi?

Si possono prendere due diplomi?


Si possono prendere due diplomi, a condizione di seguire un percorso corretto e di sostenere l’esame previsto per il secondo titolo. Il punto decisivo è distinguere tra “avere già un diploma” e “ottenere un altro diploma”: il primo titolo non impedisce di conseguirne un altro, ma non elimina automaticamente gli obblighi legati al nuovo indirizzo scelto.

Nel sistema italiano il diploma conclusivo del secondo ciclo si ottiene al termine di percorsi di scuola secondaria di secondo grado, cioè licei, istituti tecnici e istituti professionali. Secondo i dati ministeriali relativi all’avvio dell’anno scolastico 2024/2025, nella secondaria di II grado gli studenti erano 2.619.287: il 51,4% frequentava un liceo, il 31,8% un istituto tecnico e il 16,8% un istituto professionale. Questo dato aiuta a capire quanto sia ampia la scelta degli indirizzi e perché, dopo un primo percorso, alcune persone valutino un secondo titolo più coerente con nuovi obiettivi universitari, lavorativi o personali.

Il secondo diploma può essere utile, per esempio, a chi ha conseguito un titolo liceale e vuole acquisire competenze tecnico-professionali, oppure a chi proviene da un indirizzo pratico e desidera rafforzare la propria preparazione generale. Può interessare anche adulti che lavorano, studenti che hanno cambiato progetto di vita o persone che vogliono accedere a concorsi, corsi post diploma o percorsi universitari con una base più mirata.

La scelta, però, va programmata. Occorre verificare indirizzo, materie mancanti, modalità d’esame, tempi di domanda e requisiti di ammissione. Per questo è importante ragionare su documenti ufficiali, piani di studio e norme vigenti, senza affidarsi a formule generiche o promesse di percorsi troppo rapidi.

È possibile ottenere un secondo diploma?


Sì, si possono prendere due diplomi se si possiedono i requisiti richiesti e si affrontano le prove necessarie per il nuovo percorso. Il diploma già conseguito non viene annullato e non perde valore: il secondo titolo si aggiunge al primo e documenta una diversa preparazione di scuola secondaria di secondo grado.

La domanda più frequente è: posso prendere due diplomi anche se ho già concluso la scuola superiore? La risposta è positiva, ma con una precisazione: non basta essere diplomati per ricevere un altro titolo. Bisogna dimostrare di possedere le competenze previste dal piano di studi dell’indirizzo scelto e, quando necessario, sostenere esami preliminari o integrativi.

Il riferimento principale per i candidati esterni all’esame di Stato è l’articolo 14 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62. La norma ammette all’esame, tra gli altri casi, chi è già in possesso di un titolo conclusivo di un corso di studio di istruzione secondaria di secondo grado di durata almeno quadriennale oppure di un diploma professionale di tecnico. La stessa disposizione prevede l’esame preliminare per accertare la preparazione sulle materie degli anni o dell’ultimo anno non coperti da promozione o idoneità.

In pratica, il secondo diploma non è una “duplicazione” del primo. È un nuovo percorso di certificazione, legato a un diverso ordinamento, a differenti discipline e a un esame conclusivo.

Due diplomi insieme: cosa bisogna sapere prima di iniziare


Si possono prendere due diplomi contemporaneamente, ma nella scuola secondaria superiore questa possibilità va interpretata con cautela. Non esiste una regola generale semplice come quella introdotta per la doppia iscrizione universitaria: la legge 12 aprile 2022, n. 33 riguarda infatti la contemporanea iscrizione a due corsi di istruzione superiore, cioè università, AFAM e istituzioni di livello terziario, non il normale doppio percorso nella scuola superiore.

Per la secondaria di II grado il caso più ordinario è diverso: una persona frequenta o ha frequentato un percorso e poi chiede di sostenere esami per un altro indirizzo.
Se l’obiettivo è arrivare a due titoli nello stesso arco temporale, bisogna valutare con attenzione:
• Compatibilità amministrativa: iscrizioni, domande da candidato esterno e assegnazione alla scuola sede d’esame seguono procedure definite dagli uffici competenti.
• Carico di studio: ogni indirizzo ha materie caratterizzanti. Un liceo linguistico, un tecnico economico e un professionale alberghiero richiedono preparazioni molto diverse.
• Esami preliminari: chi non possiede promozione o idoneità all’ultima classe del nuovo indirizzo può dover sostenere prove su più anni di programma.
• PCTO o attività assimilabili: per i candidati interni ed esterni sono previsti criteri di riconoscimento delle attività connesse ai percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, regolati da disposizioni ministeriali.

La soluzione più prudente è chiedere una valutazione preventiva alla scuola o all’ufficio scolastico competente, portando il diploma già posseduto, il curriculum scolastico e l’elenco delle discipline studiate.

Quali sono le strade più comuni per arrivare a un secondo titolo?


Si possono prendere due diplomi attraverso percorsi diversi, da scegliere in base all’età, alla situazione personale e al tipo di indirizzo desiderato. Non c’è una soluzione valida per tutti: un adulto che lavora ha esigenze differenti rispetto a uno studente che ha appena finito la maturità.

Le opzioni più frequenti sono quattro:
• Candidato esterno all’esame di Stato: è la strada tipica per chi non frequenta l’intero percorso in una classe ordinaria. Il candidato presenta domanda secondo le modalità annuali, viene assegnato a una scuola e sostiene eventuali prove preliminari prima dell’esame conclusivo.
• Percorsi di istruzione degli adulti: sono utili per chi ha più di 18 anni o ha interrotto gli studi. Il DPR 29 ottobre 2012, n. 263 ha ridefinito i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti e i corsi serali, prevedendo percorsi strutturati anche per il conseguimento del diploma di istruzione tecnica, professionale e artistica.
• Scuole paritarie o percorsi di preparazione: possono offrire supporto didattico, orientamento e organizzazione dello studio. Il valore del diploma, però, dipende sempre dal superamento dell’esame secondo le regole dell’ordinamento.
• Cambio di indirizzo con esami integrativi: è più frequente durante il percorso scolastico, ma può essere rilevante anche per ricostruire le materie mancanti. Serve a certificare le competenze non presenti nel piano di studi precedente.

La scelta migliore è quella che riduce il divario tra il primo titolo e il nuovo indirizzo. Per esempio, chi ha un diploma tecnico economico potrebbe avere meno materie da integrare per un indirizzo affine rispetto a chi passa da un liceo classico a un professionale con forte componente laboratoriale.

Quali requisiti servono e quali esami bisogna sostenere?


I requisiti dipendono dalla posizione del candidato, ma il principio è chiaro: per ottenere il secondo diploma bisogna dimostrare la preparazione richiesta dal nuovo percorso. Il candidato esterno che non ha una promozione all’ultima classe deve sostenere un esame preliminare sulle discipline degli anni per cui non possiede idoneità e su quelle previste dall’ultimo anno. Secondo il decreto legislativo 62/2017, l’ammissione all’esame di Stato richiede il conseguimento di almeno sei decimi in ciascuna prova dell’esame preliminare.

Le procedure operative vengono aggiornate ogni anno con note e ordinanze ministeriali. Per questo le scadenze precise non sono un dato da memorizzare una volta per sempre: vanno controllate per l’anno scolastico in cui si intende sostenere l’esame. Per il 2025/2026, ad esempio, il Ministero ha pubblicato una sezione dedicata alle domande dei candidati esterni e un’ordinanza annuale sullo svolgimento dell’esame conclusivo del secondo ciclo.

In linea generale, le verifiche possono riguardare:
• Discipline comuni: italiano, storia, lingua straniera, matematica o altre materie previste nel curricolo.
• Discipline di indirizzo: economia aziendale, diritto, scienze applicate, lingue, progettazione, laboratori professionali o materie tecniche specifiche.
• Competenze pratiche: nei percorsi professionali e in alcuni tecnici possono essere richieste attività laboratoriali o conoscenze operative.
• Colloquio dell’esame di Stato: valuta il profilo complessivo del candidato e collega conoscenze disciplinari, percorso personale e competenze maturate.

La valutazione iniziale delle materie mancanti è quindi una fase decisiva. Permette di stimare tempi realistici, carico settimanale e documenti da presentare.

Dove inserire le materie nell’articolo o nel piano di studio?


La sezione sulle materie dovrebbe essere collocata dopo la spiegazione dei requisiti, perché il lettore prima deve capire se può accedere al percorso e poi quali contenuti dovrà studiare. Il punto centrale è confrontare il piano di studi del primo diploma con quello del secondo.

Per rendere il capitolo più utile, si può organizzare così:
• Materie comuni: italiano, storia, matematica, lingua straniera, educazione civica e discipline generali presenti in molti percorsi.
• Materie caratterizzanti del nuovo indirizzo: sono quelle che distinguono davvero un diploma dall’altro. In un tecnico economico possono pesare economia aziendale, diritto ed economia politica; in un liceo scientifico matematica, fisica e scienze; in un professionale servizi commerciali tecniche professionali, diritto, economia e laboratori.
• Materie già coperte dal primo percorso: se documentate, possono ridurre il lavoro preparatorio, anche se la decisione spetta alla scuola e agli organi competenti.
• Materie da integrare: sono il nucleo del programma da pianificare. Più il secondo indirizzo è distante dal primo, più questo blocco diventa ampio.

Un esempio pratico chiarisce il metodo. Chi ha un diploma di liceo scientifico e vuole conseguire un diploma tecnico in amministrazione, finanza e marketing potrebbe avere una buona base in italiano, storia, matematica e lingua straniera, ma dovrebbe concentrarsi sulle discipline economico-giuridiche. Chi passa da un professionale a un liceo linguistico potrebbe dover rafforzare letteratura, lingue straniere, grammatica e cultura dei paesi studiati.

Quali tappe seguire per organizzare il percorso?


Sì, si possono prendere due diplomi di scuola superiore, ma il risultato dipende dalla qualità della pianificazione.

Il percorso più solido segue tappe progressive, ciascuna con un obiettivo verificabile.
• Scelta dell’indirizzo: individuare il diploma utile per università, lavoro, concorsi o crescita personale. Il Ministero distingue la secondaria di secondo grado in licei, istituti tecnici e istituti professionali, con indirizzi e opzioni differenti.
• Raccolta dei documenti: recuperare diploma, pagelle, programmi svolti, certificazioni, eventuali crediti e documentazione delle esperienze formative.
• Confronto dei piani di studio: verificare quali materie sono già state affrontate e quali richiedono studio specifico.
• Contatto con scuola o ufficio competente: chiedere indicazioni su domanda, assegnazione, esami preliminari e calendario.
• Piano di preparazione: distribuire le materie nel tempo. Un programma realistico prevede verifiche intermedie, simulazioni e ripasso mirato.
• Esame preliminare ed esame di Stato: affrontare prima le prove di accesso, se richieste, e poi l’esame conclusivo secondo le modalità dell’anno scolastico.

Questo schema evita due errori frequenti: sottovalutare le discipline di indirizzo e rimandare la verifica dei requisiti. Una consulenza orientativa iniziale può far risparmiare mesi di studio non mirato.

Quali norme hanno cambiato la scuola superiore e l’accesso al diploma?


Il quadro attuale nasce da diversi passaggi normativi. Conoscerli aiuta a capire perché i diplomi non sono tutti uguali e perché il secondo titolo deve essere collegato a uno specifico ordinamento.

• Riordino del 2010: i DPR 87, 88 e 89 del 15 marzo 2010 hanno ridefinito rispettivamente istituti professionali, istituti tecnici e licei. Da qui derivano molti quadri orari e profili oggi usati per confrontare indirizzi e materie.
• Istruzione degli adulti: il DPR 263/2012 ha riorganizzato CPIA e corsi serali, offrendo un riferimento stabile per adulti e studenti con percorsi interrotti.
• Esame di Stato: il decreto legislativo 62/2017 ha disciplinato valutazione, ammissione e modalità dell’esame conclusivo, compresi i candidati esterni.
• PCTO e attività assimilabili: le regole più recenti hanno chiarito criteri di riconoscimento anche per chi accede all’esame come candidato esterno.

Queste tappe mostrano un elemento importante: il diploma non è solo un documento finale, ma il risultato di un percorso con contenuti, profili di uscita e competenze definite.

Quando conviene davvero puntare a un secondo diploma?


Conviene quando il nuovo titolo ha un obiettivo chiaro. Un secondo diploma richiede tempo, studio e prove formali, quindi dovrebbe rispondere a una necessità concreta: cambiare settore, accedere a un percorso post diploma, rafforzare competenze professionali o rientrare in formazione dopo anni di lavoro.

Può essere una scelta sensata in almeno quattro casi:
• Cambio professionale: un diploma tecnico o professionale può aiutare chi vuole spostarsi verso amministrazione, turismo, meccanica, informatica, servizi commerciali o ambiti socio-sanitari.
• Accesso più coerente all’università: un nuovo indirizzo può offrire basi disciplinari più adatte a un corso di laurea specifico.
• Concorsi e selezioni: alcuni bandi richiedono titoli specifici o considerano positivamente determinate competenze.
• Crescita personale: per un adulto, tornare a studiare può significare completare un progetto rimasto in sospeso o aggiornare competenze utili nel lavoro.

La decisione va presa dopo aver confrontato benefici e impegno richiesto. Se l’obiettivo è solo “avere un titolo in più”, può essere più efficace scegliere un corso post diploma, una certificazione linguistica, un percorso ITS Academy o una formazione professionale breve. Se invece serve proprio un diverso diploma di scuola superiore, il percorso è possibile e va costruito in modo ordinato.

Una scelta possibile, purché ben pianificata


Ottenere un secondo diploma è possibile quando il percorso è costruito su requisiti reali, materie chiare e procedure corrette. La risposta, quindi, è rassicurante: il secondo diploma è possibile, anche per chi ha già terminato la scuola superiore da tempo.

La parte più importante è evitare scorciatoie poco trasparenti. Un titolo utile e spendibile nasce da un controllo accurato del piano di studi, dalla preparazione delle discipline mancanti e dal superamento degli esami richiesti. Con un orientamento serio, un calendario realistico e fonti ufficiali aggiornate, il secondo diploma può diventare uno strumento concreto per riorganizzare il proprio futuro formativo e professionale.

FAQ


Il secondo diploma vale come il primo?


Sì. Se è conseguito secondo le regole dell’ordinamento scolastico italiano e attraverso l’esame previsto, il secondo diploma ha valore legale come titolo conclusivo del percorso seguito. Non sostituisce il primo: si aggiunge alla carriera formativa della persona.

Serve rifare tutti e cinque gli anni?


Non sempre. Dipende dal percorso già svolto, dall’indirizzo scelto e dalla valutazione delle competenze possedute. In molti casi si lavora sulle materie mancanti e sugli esami preliminari, senza ripetere materialmente cinque anni di frequenza ordinaria.

Un adulto può conseguire un altro diploma?


Sì. Gli adulti possono valutare i percorsi di secondo livello, i corsi serali e le modalità previste per i candidati esterni. L’istruzione degli adulti è regolata da norme specifiche e può essere una soluzione più compatibile con lavoro e famiglia.

Qual è il primo passo da fare?


Il primo passo è scegliere l’indirizzo e chiedere una verifica del proprio percorso precedente. Pagelle, programmi, diploma e certificazioni aiutano la scuola a capire quali materie risultano già coperte e quali devono essere integrate.